NEL PAESE DELLE CREATURE SELVAGGE

Max è un bambino come tanti. Figlio di divorziati, fratello minore di una sorella troppo maggiore, bisognoso d’affetto e di attenzione ma delicato come solo un bambino ‘in bilico’ può essere. Carol è un mostro peloso e gigante, un mostro triste che risolve tutto distruggendo e fidandosi ciecamente degli altri, dei loro racconti, del loro affetto.

Max è Carol. Carol è Max.

Per questo mese faccio un’eccezione, e pubblico la recensione di un film, non di un libro. Ma se lo faccio un motivo c’è, e questo motivo è che ogni persona, ogni adulto, ogni genitore, separato o no, dovrebbe vedere questo film. Una pellicola che è stata erroneamente interpretata come un film per bambini, ma non lo è. E’ una favola per adulti, per quegli adulti abbastanza sensibili da notare certe sfumature, certi parallelismi, certi significati tra le righe. Per adulti che riescono a reggere la schiettezza con cui questo film ci parla, la cruenta realtà di quanto faccia male la solitudine, di quanto faccia soffrire l’incomprensione.

Il piccolo eroe affronterà un viaggio avventuroso, non tanto quando si ritrova nel bel mezzo di una tempesta, non quando deve cercare di non farsi mangiare da delle creature selvagge, non tanto quando con le sue sole forze riesce a riunire un gruppo disperso ed eterogeneo di amici, e neanche quando si ritrova a dover confrontarsi con i propri limiti e le bugie vengono a galla, e si scopre che lui non è onnipotente, che non può ‘far contenti tutti’ come vorrebbe, che lui ‘è solo Max’. No, il viaggio più avventuroso lo compie quando rispecchiandosi in Carol, riesce a comprendere sé stesso, a comprendere la sua rabbia, a comprendere il suo amore e ad accettarsi. Quando rinasce una seconda volta, pronto ad affrontare la vita di prima, con una maggiore consapevolezza di sé. Questo non vuol dire che non soffrirà più, che non sentirà più la rabbia crescergli dentro o la solitudine annidarsi nel suo cuore. Vuol dire che sarà saldo nel comprendere le sue emozioni, avrà in mente che le persone che lui ama e che sono la sua famiglia, lo amano, anche se spesso non lo capiscono, anche se spesso non gli dedicano abbastanza attenzione, anche se spesso sembrano dimenticarsi di lui, concentrati come sono nelle loro vite. Impara ad essere più indulgente, una volta acquisita la consapevolezza che l’amore non si tocca, l’amore rimane immutato. Che non c’è bisogno di provocare, richiedere grandi prove d’amore o distruggere tutto ciò che non lo fa stare bene.

Una favola per adulti, sull’avventura di un bambino. Una favola che parla a tutti noi e in cui ognuno di noi può rispecchiarsi, in un modo o nell’altro, nelle emozioni, nei conflitti. Un film che suscita sensazioni forti, che ci fa immedesimare e che contiene molti messaggi segreti, molte frasi da serbare, molti momenti da ricordare. Un film che, in un certo senso, parla di tutti noi, di come, da bambini ci siamo potuti sentire e di come una volta cresciuti, abbiamo imparato a nascondere tali vissuti. Ma quando li vediamo proiettati nello schermo, ecco che tutto ci torna alla mente. Ecco che tutto prende forma. Ecco che riusciamo a capire fino in fondo quel bambino, che morde, urla, piange e distrugge tutto quello che trova.

Non vi dirò come interpretare questo film e il suo finale. Non è il mio ruolo e non penso che sia possibile un’interpretazione univoca. Ognuno di voi potrà decidere che significato dare a quello che succede e ai personaggi che impara a conoscere. Ma una cosa è certa: vedere questo film, è come rivedere un pezzetto di noi, è come comprendere meglio il vissuto di certi bambini e, perché no, di certi adulti. Sembra tutto così semplice e lineare, a tratti, quasi banale, ma non lo è. E’ solo che lo conosciamo bene, sappiamo cosa succederà perché, molto probabilmente, lo abbiamo provato.

Un film che merita di essere visto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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